Il significato del pellegrinaggio per un accompagnatore
Uriele Nizzi, accompagnatore di Pellegrinaggi Santi, racconta cosa significa per lui un pellegrinaggio. Lasciatevi illuminare dalle sue parole.

Per la buona riuscita di un pellegrinaggio, è necessario avere una figura professionale a cui, contrariamente a quanto si può pensare, sono affidate molte responsabilità. Quello che in passato era considerato il semplice “capogruppo”, negli ultimi tempi ha acquisito una posizione maggiore, un ruolo che non può di certo essere ricoperto da tutti, visto il grande compito che gli è stato dato.
L’accompagnatore in un pellegrinaggio, poi, diventa un punto di riferimento non solo nei momenti comuni, in cui si è tutti insieme e si prega con il cuore, ma anche e soprattutto in quegli attimi di sconforto, in cui le emozioni, le paure, la rabbia e la solitudine sembrano avere la meglio sulla preghiera.
Attraverso le sue parole, possono scaturire delle chiacchierate costruttive sul senso della vita, la bellezza della preghiera, l’immensità di quel sentimento che Dio prova per noi, anche quando non riusciamo (o non vogliamo) rendercene conto. Momenti importanti, questi, che permettono a tutti di mettersi a nudo e di condividere con degli (apparenti) sconosciuti, 5 giorni della loro vita, per poi magari riuscire a costruire una solida amicizia una volta tornati a casa.
Non un gruppo di persone, ma una piccola grande famiglia
L’esperienza del pellegrinaggio diventa vitale nel momento in cui si crea una certa armonia e fratellanza tra tutti i componenti, figli della stessa madre che hanno deciso di andare a pregare e a ringraziare, sia a Lourdes che a Medjugorje. Non una gara a chi arriva per primo alla Statua, o a chi trascorre più tempo inginocchiato raccolto in meditazione, ma una catena umana che, partendo dal primo, fino all’ultimo, si aiuta, per arrivare vittoriosa davanti a lei, la Mamma Celeste. Anche per questo il pellegrino in salute che ha la fortuna di arrivare in cima al Krizevac, il Monte della Croce, prega per quello più anziano che è rimasto in parrocchia, e viceversa.
Si è in contatto l’un l’altro, sempre, dal momento in cui ci si saluta con il buongiorno a colazione, fino alla buonanotte la sera tarda. Per qualcuno, addirittura, continua tutta la notte, per un raccoglimento in preghiera, una salita in notturna alla Collina delle Apparizioni, un momento di festa tra canti, una chitarra e qualche bicchiere della grappa artigianale di Medjuogorje. Un vero e proprio inno alla vita, per ringraziare il Signore del grande dono che ci ha fatto con la sua morte e resurrezione, e per rispondere in modo attivo a quella chiamata che la Madonna ha deciso di farci proprio in quel determinato momento.
L’accompagnatore, un pellegrino con i pellegrini
Il pellegrinaggio, per un accompagnatore, a volte può essere massacrante, con ritardi rispetto a quella che si potrebbe definire la tabella di marcia, anche se non c’è mai un programma vero e proprio, visto che le testimonianze dei veggenti, così come le attività parrocchiali hanno la precedenza sia sulle salite al Podbrdo e al Krizevac che sulle visite alle varie comunità.
Perché offrire di più di quello che rientra nei compiti di un accompagnatore? Perché voler sacrificare il (poco) tempo libero che si ha a disposizione per stare ad ascoltare in silenzio, un pellegrino che, in te, ha trovato non uno sconosciuto, ma un amico di lunga data, con cui sfogare e su cui “vomitare” anni e anni della propria vita? Perché rinunciare alla preghiera individuale, preferendo quella collettiva, insieme ai pellegrini, tenendosi per mano, o stringendosi in un abbraccio collettivo? Domande, queste, che trovano risposta nelle parole di uno degli accompagnatori di Pellegrinaggi Santi e Club Magellano, Uriele Nizzi. Lui, che ogni volta impara delle lezioni di vita dai “suoi” pellegrini, vive Medjugorje ogni volta in modo diverso, ma sempre con umiltà e preghiera, perché l’intensa esperienza spirituale di quello che è uno dei centri mariani più conosciuti al mondo, è in grado di segnare profondamente la vita di tutti.
E, forse, è proprio di quello che abbiamo bisogno tutti, indipendentemente dal nostro “ruolo” in un pellegrinaggio. Non c’è una parte attiva e una passiva, non c’è l’agenzia da una parte e il cliente dall’altra, non c’è il capo e il gruppo. C’è solo un gruppo di persone che condivide l’amore per la religione, vista come strumento di che permette di sopportare tutte le disgrazie che possono accadere nella vita e di superare quei piccoli grandi ostacoli che nella quotidianità possono oscurare il sentimento profondo per Dio. L’accompagnatore è un pellegrino con i pellegrini, una persona che pecca allo stesso loro modo, e vive quell’avventura imbevuta di fede insieme a loro, che pian piano diventano la sua piccola grande famiglia, anche se solo per 5 giorni.