Cammini e pellegrinaggi 4 min di lettura

I giovani e la fede: gli under 35 e l’idea del pellegrinaggio

I giovani e la fede: gli under 35 e l’idea del pellegrinaggio

I giovani e la fede: un binomio che sembra sempre più strano in questa società digital, dove tutto avviene per mezzo di un cellulare o un portatile. Le nuove generazioni, le cosiddette “social”, sono sempre più alienate da quella che è la vita reale, pregna di problemi e gioie reali, per ridursi a sopravvivere in quell’involucro di apparenza che è il mondo di internet. Attraverso il web e le sue dinamiche, è facile cadere in perdizione dei veri rapporti umani, specie perché le amicizie virtuali, più di quelle reali, rassicurano in qualche modo i ragazzi, che vedono sullo schermo del pc o dello smartphone di avere tanti “amici”.

I giovani e la fede: c’è chi dice “sì”

Qualcuno ha avuto il coraggio di uscire dal gruppo, di fare il Jack Frusciante della situazione e di cercare qualcosa che fosse più gratificante, più importante e decisamente più profondo di chat, emoticons e messaggini.

Negli ultimi tempi, infatti, molti giovani under 35, alla ricerca di se stessi o spesso bisognosi di una mano tesa, si sono avvicinati alla fede e alla pratica del pellegrinaggio spirituale. Questo ci risulta evidente dal cambiamento del profilo di chi ogni anno sceglie di visitare i santuari mariani non solo in Italia, ma in tutto il mondo.

A rivelare questo mutamento sociale è stata proprio l’UNITALSI (Unione Nazione Italiana Trasporto Ammalati a Lourdes e in altri santuari internazionale): due anni fa, in occasione della Giornata Mondiale del Malato, tenutasi l’11 febbraio a Lourdes, ha diffuso un dossier contenente l’indagine sui partecipanti ai pellegrinaggi relativi al 2016.

I giovani e la fede: un sostegno spirituale e umano

Secondo quanto è emerso, 3 anni i pellegrini che hanno scelto i luoghi sacri sono stati 35.138, di cui la maggior parte hanno optato per la Grotta in cui è apparsa la Madonna a Bernadette. I malati e le persone affette da patologie erano 8.382.

Un numero assolutamente non da sottovalutare è 3.942, quello dei ragazzi tra i 13 e 35 anni, che indica una crescita preponderante del legame tra i giovani e la fede. E che, parallelamente, indica quanto chi rientra in questa fascia di età abbia problemi da non sottovalutare: il 33,5% ha manifestato di soffrire di depressione, il 10% di psicosi, il 3% di schizofrenia, il 2.5% di disturbi generalizzati dello sviluppo, il 2% di sindromi fobiche, l’1.5% di disturbi alimentari, lo 0.5% di dipendenze da stupefacenti. Il restante 34% è legato a patologie neurologiche, come il ritardo mentale.

Questa sempre più maggiore affluenza giovanile ai luoghi sacri suggerisce che, prima di tutto, i pellegrini necessitano di un sostegno umano e spirituale. Ad oggi, l’UNITALSI e le diverse associazioni si sentono chiamate a dover affrontare ed allietare le nuove frontiere della sofferenza, quelle che vanno che vanno oltre il corpo, ma che lacerano il cuore e l’anima.

Nei pellegrinaggi i giovani vedono una possibilità di riscatto e di rinascita, nonché un modo per fuggire dai demoni interiori. Non chiedono miracoli, ma solo di poter fare un viaggio dell’anima e dello spirito per ricomporre quel che hanno perso durante il loro cammino quotidiano.

Molti ragazzi, dopo aver affrontato il cammino di fede verso la Mamma Celeste a Medjugorje, hanno dichiarato di aver ritrovato in sé una spinta e una forza inimmaginabile per non ricadere. Tutto questo grazie alla preghiera, alla Fede, al sostegno dei volontari e di tutti i pellegrini presenti.

I giovani e la fede: le parole di Papa Francesco

Probabilmente, questo avvicinamento alla fede e alla preghiera da parte dei giovani è dovuto anche alla figura di Papa Francesco. Il suo lato umano e la sua semplicità hanno fin da subito colpito ed unito tutti, atei e agnostici compresi.

Il Sommo Pontefice ha molto a cuore i giovani e soprattutto sa parlare come arrivare a loro, talvolta usando anche il loro linguaggio. “Non accontentatevi di vivacchiare, abbiate il coraggio di sognare. La vostra felicità non ha prezzo e non si commercia; non è una “app” che si scarica sul telefonino: nemmeno la versione più aggiornata potrà aiutarvi a diventare liberi e grandi nell’amore. L’amore libero è voler bene senza possedere: amare le persone senza volerle come proprie, ma lasciandole libere. Il vero amico di Gesù si distingue essenzialmente per l’amore concreto, non l’amore nelle nuvole”.

Parole, le sue, che sono arrivate dritte al cuore, anche a coloro che sono ancora abbastanza distaccati dalla religione, e che hanno riflettuto su quanto affermato da Papa Francesco sulla libertà. “La libertà non è poter sempre fare quello che mi va: questo rende chiusi, distanti, impedisce di essere amici aperti e sinceri; non è vero che quando io sto bene tutto va bene. Bisogna saper dire di no. La libertà, invece, è il dono di poter scegliere il bene: è libero chi sceglie il bene, chi cerca quello che piace a Dio, anche se è faticoso. Ma solo con scelte coraggiose e forti si realizzano i sogni più grandi, quelli per cui vale la pena di spendere la vita. Non accontentatevi della mediocrità, di “vivacchiare” stando comodi e seduti”.

Solo mettendo in pratica questi consigli e riconoscendo di aver bisogno dell’amore di Cristo, i giovani e la fede possono costruire un legame molto solido e di lunga durata.