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Danneggiata la Statua della Madonna a Medjugorje

Nella notte antecedente al due marzo, la statua della Madonna a Medjugorie sulla collina del Podbrdo è stata rinvenuta sporca di terra e danneggiata.

Danneggiata la Statua della Madonna a Medjugorje

Nella notte antecedente al due marzo, data della apparizione di Maria alla veggente Mirjana, la statua della Madonna a Medjugorie situata sulla collina del Podbrdo è stata rinvenuta sporca di terra e con il mignolo sinistro spezzato.

Due sono le piste battute dalle autorità locali: nella prima si parla di sfregio alla statua avvenuto volontariamente, nella seconda, più probabile, di un evento accidentale causato da un irruento fedele, che ha causato il danneggiamento.

Il precedente danneggiamento

Non più tardi dello scorso gennaio, la stessa statua della Madonna era stata danneggiata al volto e al dito indice, e subito riparata dalle autorità locali. In quel caso lo sfregio sembrò il frutto di un’azione mirata e premeditata, al contrario di questo episodio, in cui si pensa che sia l’esito dell’azione di un maldestro fedele.

Un’occasione per riflettere

Il danneggiamento della statua, della materia, dell’immagine e del simbolo ci permettono di argomentare qualche parallelismo con la nostra vita quotidiana, con la fede e con le sue rappresentazioni.

La distruzione di una parte di ciò con cui la statua è composta. Quasi servisse a ricordarci che la materia mai racchiude la fede, tranne che nell’Eucarestia, per i cattolici. Gli atomi di cui è composta la materia non contengono Dio. E proprio Dio ce lo suggerisce (in modo anche abbastanza efficace) sostituendo gli idoli materici, nel suo contatto con Abramo, con un’alleanza, simboleggiata da un’arca, un “baule d’oro”, in cui sono sempre inserite le aste di portantina.

A ricordarci che la Fede vera è sempre movimento, trasformazione, cammino, non è una statua, non un’icona od un’immagine. Se cadiamo in questa convinzione, stiamo ricostruendo un vitello d’oro che già i patriarchi rifiutarono. Dio non è dentro la materia, al massimo Dio racchiude in sé anche la materia, ma non ne è composto.

Il danneggiamento dell’immagine

Questo evento dovrebbe farci riflettere su come spesso anche noi ci sentiamo “rovinati”, “rotti”, “sporchi di terra”. La vita a volte ci sembra ingiusta, infierisce e sferza la “statua” della nostra vita, macchia di ferite i ricordi, gli eventi. Chi si può dire salvo dalla sofferenza? Nessuno, io credo. Come la fede verso la Madonna non risentirà di questo sfregio, l’invito è forse quello di essere forti e rinnovare la propria fede ad ogni colpo che la vita ci dà, ad ogni rottura, ad ogni strappo, ad ogni difficoltà.

Il danneggiamento di un simbolo

Anche se non sembra essere questo il caso, mira a colpire ed indebolire ciò che il simbolo rappresenta, compresa la totalità di persone che in quel simbolo si riconosce, si affida. Scalfire il simbolo significa tentare di spaventare la comunità ad esso legata. In un modo vile, violento. Ma nella guerra dei simboli, di attacchi e di difese, vince probabilmente chi è in grado di incassare, e rinforzarsi stringendosi ancora più forte nella fede, nella preghiera.

In questi mesi assistiamo continuamente a danneggiamenti dei simboli, non solo religiosi: nella cultura visiva abbiamo bisogno di figure che racchiudano significato. Ed allora lì dove noi mettiamo molto potere, in queste figure, possiamo venire colpiti.

Pensiamo alle torri gemelle. Più che colpire un obiettivo strategico, lì hanno colpito un obiettivo simbolico: il centro della finanza newyorchese.

Il simbolo, quando crolla o quando viene colpito, crea sempre un certo scalpore: poiché è caricato di un significato sociale molto forte e profondo, radicato. L’invito potrebbe essere quello di autenticare la nostra fede attraverso l’azione continua, il miglioramento, piuttosto che sviluppare una fede “spettatrice”, sacrificandola a mera ossequiosità verso simboli religiosi.

La contemplazione e la giusta distanza

In realtà, la spiegazione più probabile è che il danneggiamento sia un fatto accidentale, il frutto dell’irruenza di un fedele maldestro. Questo ci permette di fare un ultima riflessione: a volte, non capita che sia troppo irruento il nostro agire la fede?

A volte, forti del grande ritorno di identità che ci dà il definirci cristiani, o cattolici, o che altro, ci ritroviamo ad essere un po’ troppo affrettati, approssimativi, irruenti, maldestri?

Questa è l’occasione per riflettere e cercare di imparare il rispetto delle distanze, della prossimità, verso il sacro, verso l’altro, verso lo sconosciuto, verso la paura. Forse è un’occasione per non spingerci verso Dio con fare lamentoso, con un’”irruenza emotiva” irrispettosa, con la quale finiamo a sporcare la nostra fede di terra, a rovinarle il mignolo, il volto. Questa è un’irripetibile occasione per diventare consci del fatto che ovunque siamo, anche a distanza enorme, anche nelle più remote stanze della sofferenza, anche nel profondo buio della superbia, è sempre Dio che allunga la mano e ci raggiunge, non possiamo avere la presunzione di sostenere contrario.

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